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Versione Beta - Sabato, 04 Settembre 2010 - MSIE6       unito.it unito.it/people uniwiki botta e risposta Blog Info Login Ashoka's corner - Notizie (mai) viste Attualità Parmalat e la truffa delle banche Marco Bollettino - Mercoledì, 23 Gennaio 2008 13:45:01 Nel video pubblicato ieri, Ron Paul denunciava come una politica del denaro facile poteva portare il sistema bancario ad effettuare "cattivi" investimenti di carattere speculativo, cercando poi di scaricare la "patata bollente" sugli ignari risparmiatori. Non c'è bisogno di analizzare la crisi dei mutui negli Stati Uniti per trovare un esempio calzante di questa pratica in quanto ne abbiamo avuto uno proprio in casa nostra: Parmalat. Processo Parmalat, in 40mila chiedono i danni a quattro banche estere Sono quarantamila i risparmiatori che - attraverso una sessantina di avvocati - chiedono di essere risarciti da quattro banche straniere (Ubs, Citigroup, Morgan Stanley, Deutsche Bank) e da nove funzionari accusati di aggiotaggio nell'ambito del processo Parmalat. Pochissimi, questa volta, i risparmiatori presenti in aula a Milano: niente cortei, striscioni, cartelli, slogan, proteste colorite come era accaduto in occasione dell'avvio dell'udienza preliminare dove era imputato Calisto Tanzi.Tutto è affidato agli avvocati, a cominciare dal professor Carlo Federico Grosso che da solo ne rappresenta oltre 32 mila, quelli del "Comitato San Paolo". Tra chi chiede di essere parte nel processo c'è anche una signora che ironia della sorte fa Tanzi di cognome (e Maria di nome).Per costituirsi contro le persone fisiche non ci dovrebbe essere problema, ma contro le banche, persone giuridiche, sì. Finora a Milano richieste simili sono state sempre respinte. Ma i risparmiatori possono sperare perchè da Roma e da Torino sono arrivate risposte diverse. Nella capitale c'è addirittura una sentenza di condanna in primo grado. Purtroppo per chi chiede i danni alle società non c'è stata finora un pronunciamento della Cassazione, per cui la strada resta in salita. Dopo la bolla speculativa del "nuovo mercato" scoppiata nel 2000 ed il fallimento della Enron nel 2001, queste banche straniere, insieme alle loro "compagne d'avventura" italiane, erano alla ricerca di un nuovo target per i loro investimenti ad alto rischio. La politica della Fed era accomodante (i tassi di interesse USA, dopo l'11 Settembre, erano scesi fino all'1%) e Parmalat si presentava come il perfetto candidato da finanziare. Certo i bilanci non erano in ordine, gli utili fasulli e la società era sull'orlo del fallimento, ma i risparmiatori non lo sapevano e quindi c'era tutto il tempo per sedersi al banchetto e scappare poi via prima di pagare il conto. Ecco come: Bond Parmalat, così sono stati beffati i risparmiatori di Giuseppe Oddo Obbligazioni Parmalat di proprietà delle maggiori banche, per un valore di circa 200 milioni di euro, furono "passate" ai risparmiatori nei dodici mesi che precedettero il crack del gruppo, dichiarato il 27 dicembre 2003. La verità sui "Collecchio bond" emerge oggi con dovizia di particolari da un documento, rimasto inedito, trasmesso dalla Banca d'Italia alla Procura di Parma il 17 novembre 2005 (circa un mese prima delle dimissioni di Antonio Fazio da Governatore).L'istituto centrale passa in rassegna, nel documento,le posizioni di Citibank, Intesa, Bnl, Capitalia, SanpaoloImi, Banca Popolaredi Milano ( Bpm),Banca Popolare Italiana (Bpi), Deutsche Bank, Monte dei Paschi e Unicredito Italiano, alcuni dei gruppi bancari che erano più esposti verso Parmalat.   [..]Nei portafogli delle banche rimarranno obbligazioni Parmalat per 31 milioni di euro: un'inezia. La più svelta a vendere è la Popolare di Milano. Essa raggiunge il massimo dell'anno nel novembre 2003, con oltre 10 milioni di euro di bond in portafoglio. Un mese dopo s'è già liberata di tutto. Non meno lesto si rivela Fiorani, che sarà arrestato nel dicembre 2005 per la scalata ad Antonveneta. Nel novembre 2003 la "sua" Bpi ha obbligazioni Parmalat per 114,3 milioni di euro;in dicembre i bond vengono rovesciati sui risparmiatori; e alla fine dell'anno la banca se ne ritrova in portafoglio un quantitativo minimo: 18 milioni di euro. Non meno sorprendente è il percorso delle altri grandi banche: SanpaoloImi, Unicredito, Mente Paschi, Intesa, Capitalia. Fermiamoci ai dodici mesi prima del crack. Il gruppo Sanpaolo Imi arriva a possedere,il 31 dicembre 2002, obbligazioni Parmalat per un valore massimo di quasi 102 milioni di euro. Da quel momento comincia a piazzare i titoli ai risparmiatori in modo forsennato. E al momento del crack non gli restano che 126mila euro di bond. Unicredito, alla stessa data,ha in casa obbligazioni Parmalat per oltre 83 milioni di euro, e dopo dodici mesi di vendite agli sportelli gliene restano in carico per 4 milioni di euro. Un po' meno "fortunato" il Monte dei Paschi:possiede 23,5 milioni di euro di bond a fine 2002 e prima del crack riesce a venderne per oltre 17 milioni di euro. Intesa, invece resta con 2 milioni di euro soltanto sui 28,5 del gennaio 2000. Dulcis in fundo, Capitalia, la banca considerata più vicina a Tanzi e alla Parmalat. Capitalia scarica sul mercato i titoli obbligazionari di Collecchio tra il 2000 e il 2001, in tempi non sospetti.E dei pochi che mantiene in portafoglio nel 2003 riesce a liberarsi quasi del tutto, tranne un piccolo importo residuo di 480mila euro. Nel dicembre 2003 era ormai chiaro a tutti gli operatori finanziari in quali acque fosse l'azienda di Collecchio: debiti insanabili, bilanci falsi, il fallimento alle porte. Il titolo Parmalat aveva perso più del 50% del suo valore in borsa e tutti i giornali descrivevano l'azienda come "vicina alla bancarotta". Eppure questo non ha fermato le banche le quali non hanno esitato a scaricare sui loro risparmiatori (i loro clienti!!) i bond di cartastraccia che avevano in portafoglio, spacciandoli come "ottimi investimenti". Migliaia di famiglie rovinate: sarà fatta giustizia per queste persone? Commenti Claudia Sitara - Mercoledì, 23 Gennaio 2008 15:08:33 E' UNA VERGOGNA! LE FAMIGLIE FANNO I SACRIFICI E GUARDATE DOVE FINISCONO? UNO PENSA CHE LA BANCA è SICURA, A QUESTO PUNTO MEGLIO METTERE I SOLDI SOTTO UNA MATTONELLA! Marco Bollettino - Mercoledì, 23 Gennaio 2008 18:50:08 Ciao Claudia, è davvero una vergogna, anche perché i reati in questione, che pure hanno mandato in rovina migliaia di famiglie, sono puniti (se non vanno in prescrizione!) con pene lievi e multe irrisorie rispetto al danno procurato. Ovviamente questo è un altro incentivo a delinquere… Per quanto riguarda i risparmi che le famiglie mettono via con tanti sacrifici è il sistema stesso che "lavora" per distruggerli. Il sistema bancario viene infatti continuamente finanziato con tante belle banconote fresche di stampa ed il valore dei soldi continua così a calare (inflazione): mettere i soldi sotto il materasso non aiuta, perché domani varranno meno, e ci si affida quindi alle banche, sperando che i loro addetti ci aiutino ad investire bene. Ma il dipendente non fa l'interesse del correntista ma quello della banca ed i prodotti consigliati sono quelli che la banca gli chiede di piazzare…. Ecco come mai consigliavano i bond Parmalat, quelli Cirio e quelli dell'Argentina. Alla fine se uno vuole risparmiare sul serio (e mantenere il potere d'acquisto dei suoi risparmi) conviene che investa in oro ed argento… I commenti Commento di Claudia Sitara Commento di Marco Bollettino Torna al blog Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sitosono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 [Segnala un abuso] torna a inizio pagina // Google Analytics service var gaJsHost = (("https:" == document.location.protocol) ? "https://ssl." : "http://www."); document.write(unescape("%3Cscript src='" + gaJsHost + "google-analytics.com/ga.js' type='text/javascript'%3E%3C/script%3E")); try { // tracker for unito.web google account _gat._getTracker("UA-8491484-1")._trackPageview(); // tracker for it.unito.fire google account _gat._getTracker("UA-10426807-1")._trackPageview(); // tracker for it.unito.fire.001 google account _gat._getTracker("UA-10426988-1")._trackPageview(); } catch(err) {}
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